L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro. Ma saper utilizzare uno strumento di AI non significa necessariamente saperlo utilizzare in modo consapevole.
La questione è diventata anche normativa. L’AI Act europeo, attraverso l’articolo 4, richiede a fornitori e utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale di adottare misure per sviluppare l’AI literacy, cioè le competenze e la consapevolezza necessarie per utilizzare questi strumenti, tenendo conto delle conoscenze, dell’esperienza, della formazione e del contesto in cui l’AI viene impiegata.
Per studenti, docenti e professionisti questo significa imparare non soltanto a generare un testo o ottenere una risposta, ma anche a verificare le informazioni, riconoscere possibili errori e comprendere i limiti dello strumento.
È una sfida particolarmente attuale nella scuola. Nel settembre 2026 la Commissione europea ha pubblicato nuovi rapporti sull’impatto dell’AI generativa sull’insegnamento e sull’apprendimento, evidenziando la necessità di continuare a rafforzare le competenze digitali e il supporto agli insegnanti.
Le linee guida europee aggiornate nel 2026 dedicano inoltre particolare attenzione al rapporto tra AI generativa, disinformazione e pensiero critico, offrendo agli insegnanti strumenti e indicazioni per affrontare questi temi in classe.
Il tema sarà al centro del panel “Formazione, AI e anticorpi cognitivi”, in programma il 12 novembre a Bitonto, con il coinvolgimento di studenti e docenti.
Perché il futuro della formazione non è insegnare alle persone a fidarsi dell’AI. È insegnare loro quando fidarsi.

