Ogni giorno affidiamo ai sistemi digitali una parte crescente delle nostre scelte: cosa leggere, cosa comprare, cosa pensare, persino come esprimerci. Gli algoritmi suggeriscono, completano, decidono. E intanto le parole, online e non solo, si fanno più dure, più rapide, più polarizzate. Che cosa resta del giudizio umano quando decisioni, parole e scelte passano attraverso sistemi “artificiali”?
Il panel mette al centro la responsabilità, in due dimensioni. Quella individuale, di chi usa questi strumenti ogni giorno, a casa, a scuola, al lavoro. E quella collettiva, di chi li regola, li insegna e li racconta: istituzioni, imprese, educatori, professionisti della cultura e dell’informazione.
“Disarmare le parole” significa ritrovare il valore del confronto, dell’ascolto e della scelta consapevole, in un tempo in cui i contenuti si moltiplicano e le conversazioni si trasformano facilmente in scontri. Significa anche chiedere che l’innovazione sia comprensibile, equa e al servizio delle persone, perché nessuno ne resti escluso.
Attorno al tavolo si incontrano istituzioni regionali e locali, manager dell’innovazione, psicologi, scrittori, architetti, professionisti e divulgatori, per riportare il giudizio critico e la relazione umana al centro dell’era dell’intelligenza artificiale.
Quante delle tue decisioni di oggi sono state davvero tue? Ti fidi di più di un algoritmo o di una persona? E se la tecnologia può scegliere per noi, chi si prende la responsabilità di ciò che accade?

