L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui organizziamo i nostri viaggi. Oggi può suggerire itinerari, individuare esperienze, confrontare strutture e ristoranti e contribuire a costruire percorsi personalizzati.
Il fenomeno è già concreto: secondo l’indagine ENIT-Unioncamere-Isnart, circa un turista straniero su cinque dichiara di aver utilizzato l’AI per pianificare e organizzare una vacanza in Italia, dalla logistica alla scelta di itinerari, attività, alloggi e ristoranti.
Anche i dati più recenti sul turismo italiano mostrano un andamento positivo. Nel secondo trimestre 2026, le presenze nelle strutture ricettive sono aumentate del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 e la componente straniera ha rappresentato il 61,6% delle presenze complessive.
E proprio tra i visitatori stranieri, cultura ed enogastronomia continuano ad avere un ruolo importante: la cultura rappresenta la prima motivazione di viaggio, indicata dal 45% dei visitatori, mentre il turismo enogastronomico raggiunge il 20%.
Tecnologia e identità: una nuova sfida
L’AI può rendere l’esperienza turistica più personalizzata e aiutare gli operatori a valorizzare l’offerta. Ma la tecnologia non può sostituire ciò che rende unico un territorio: persone, tradizioni, paesaggio, cultura e prodotti locali.
Anche le politiche nazionali stanno puntando sull’incontro tra innovazione e sostenibilità. Il programma Green Tour del Ministero del Turismo sostiene infatti interventi per la digitalizzazione dell’ecosistema turistico, la sostenibilità e la destagionalizzazione dei flussi.
La domanda, quindi, non è soltanto quanto l’AI possa rendere più efficiente il turismo, ma come utilizzarla per valorizzare davvero i territori senza renderli tutti uguali.
È questo il tema del panel “Turismo ed Enogastronomia – Il futuro del territorio tra accoglienza, identità e innovazione”, in programma il 14 novembre a Digital Talks by Comma3 – Re(si)stiamo umani.
La tecnologia può suggerire dove andare. Ma cosa rende davvero unico un luogo?

