Un comunicato aziendale scritto dall’AI. Una campagna “green” generata in automatico, con promesse che nessuno ha verificato. Un attacco informatico costruito con voci clonate e messaggi perfettamente credibili. Per le imprese l’intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma anche un nuovo terreno di rischi, regole e responsabilità. Chi risponde di ciò che una macchina produce a nome di un’azienda?
Il panel entra nel merito normativo e della sicurezza. Al centro ci sono le nuove regole europee sulla trasparenza comunicativa e l’AI Act, che cambiano il modo in cui le imprese possono usare i sistemi di intelligenza artificiale. C’è poi il rischio del greenwashing algoritmico, quando i contenuti aziendali generati o assistiti dall’AI promettono più di quanto l’impresa possa dimostrare.
Accanto alle regole c’è la protezione concreta: dati personali, marchi, proprietà intellettuale e infrastrutture digitali. Le frodi diventano più sofisticate, gli attacchi più difficili da riconoscere e il fattore umano resta il primo presidio di difesa. Conformità normativa, cybersecurity e cultura d’impresa devono quindi procedere insieme.
Attorno al tavolo si incontrano avvocati esperti di privacy e proprietà intellettuale, specialisti di cybersecurity, forze dell’ordine, rappresentanti dei consumatori, del mondo finanziario, delle imprese e delle istituzioni. La domanda che li accomuna: come innovare con l’AI in modo sicuro, trasparente e responsabile, senza perdere la fiducia di clienti e cittadini?

